martedì 31 luglio 2012

Appunti di Avicoltura - 3 considerazioni sulla selezione.

Cornish nano fagianato. Allevatrice Desy Ongaretto, foto A. Mangoni.
Molte delle persone che si avvicinano all'Avicoltura - specie quella ornamentale - sottovalutano l'influenza della selezione operata dall'avicoltore su un determinato ceppo di animali. Ne sottovalutano o sottostimano anche, purtroppo, i pregi e i difetti che essa può conferire a un gruppo di animali. Anche coloro che invece allevano animali per autoconsumo spesso si limitano a comprare animali e a crescerli in maniera acritica, magari riproducendo poi un po' a caso gli esemplari apparentemente più interessanti. 
La selezione (e di contro la sua assenza) ha però una forza potentissima, in grado di cambiare drasticamente la qualità degli animali da noi allevati. Ogni allevatore ha ovviamente le sue idee a proposito; qui vorrei esporre tre considerazioni mie.

Serama. Allevatrice Desy Ongaretto.
1 - Selezionare il vigore. Soprattutto alle mostre di bellezza per avicoli capita di comprare animali bellissimi che però poi si dimostrano estremamente fragili o pessimi riproduttori. In effetti molti allevatori per raggiungere prima i risultati selettivi desiderati scelgono di accoppiare gli animali in stretta consanguineità, oppure li tengono protetti sotto (metaforiche) campane di vetro, curandoli ad ogni minimo accenno di malattia. Se da un lato questo permette di ottenere splendidi esemplari da gara, dall'altro fa sì che ci siano ceppi estremamente poco vigorosi, con ridottissima fertilità, facilmente soggetti a malattie, eccetera. Alcune razze, addirittura, sono selezionate per avere caratteristiche antitetiche alla vigoria: ad esempio le Serama devono essere piccolissime, ma più sono piccole maggiore è la percentuale di uova non fertili riscontrate. Ancora, negli USA è pratica comune fecondare artificialmente le Brahma in quanto i maschi di molti ceppi peccano di fertilità. Ha senso allevare ceppi del genere? Personalmente ho deciso di dare la preferenza prima alla capacità di sopportare bene i più comuni malanni e i cambiamenti climatici, poi per le caratteristiche produttive, infine per quelle estetiche.

2 - Selezionare la produttività. Ci sono razze che sono state selezionate per secoli allo scopo di offrire un determinato prodotto. Ad esempio la Livorno è una razza da uova, la Polverara una razza da carne, la Plymouth Rock una razza a duplice attitudine, eccetera. Il selezionatore dovrebbe secondo me sempre cercare di rispettare quelle che erano le naturali inclinazioni della razza che alleva. Ha poco senso provare a trasformare la Polverara in un'ovaiola, quando potrebbe invece tornare ad essere un'ottima razza da carne o a duplice attitudine, così come avrebbe poco senso sperare di ottenere dalla Livorno animali da arrosto. In base alla razza scelta procedete a controllare anche la produttività ad essa legata, scegliendo animali dallo sterno lungo, la schiena larga ed il groppone sviluppato per le razze da carne, e preferendo animali dalla buona distanza delle ossa pelviche e dall'addome ampio per le razze da uova. Per queste ultime affidatevi anche alla selezione al nido trappola e scegliete come riproduttori quelli che mostrano il periodo di muta più breve; ricordate che la fetazione è una caratteristica che viene ereditata da padre in figlia e da madre in figlio. 

Wiandotte oro orlo blu. Allevatrice Desy Ongaretto, foto Andrea Mangoni.
3 - Selezionare l'estetica. Ogni razza è caratterizzata da una combinazione di caratteri morfologici peculiari, che richiedono di esser costantemente selezionati. C'è da dire che  non tutti i caratteri hanno le stesse difficoltà di selezione, per cui a mio avviso la cosa migliore è quella di partire con quelli che danno maggiori problemi. In generale i caratteri più ostici da selezionare sono quelli poligenici, che non hanno cioè una trasmissibilità lineare e facilmente prevedibile. Uno per tutti? Il colore degli orecchioni. Altri caratteri, come alcune colorazioni o tipi di cresta, sono invece completamente o incompletamente dominanti o recessivi e conoscendone bene le basi genetiche  non è difficile ottenere buoni risultati in poco tempo. Lavorate piano, selezionate un carattere per generazione, e passate a migliorare un nuovo carattere solo dopo aver stabilizzato il primo.

Ecco, questi sono secondo tre punti importanti su cui basare la selezione di un ceppo di avicoli. Voi cosa ne pensate? 


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